martedì 19 maggio 2009

NOI NON PAGHEREMO GLI AUMENTI INIQUI DI MILANORISTORAZIONE

18 maggio 2009

Questa sera genitori e docenti del plesso Stoppani-Bacone si sono riuniti per parlare dei tagli Gelmini e degli aumenti di Milanoristorazione.

Per quanto riguarda il secondo punto i presenti hanno pensato di chiedere a tutti i genitori delle scuole milanesi di dare un forte segnale concreto - in quanto tutte le richieste di ascolto e attenzione precedentemente inoltrate sono state completamente disattese.

L'assemblea ha suggerito, proposto e richiesto ai genitori di:

- Non consegnare - e nel caso sia già stato fatto- ritirare il modulo MDP di cui, nonostante i reiterati inviti, Milanoristorazione non ha fornito né sul sito, ne sul modulo stesso delle spiegazioni adeguate sulla compilazione e sui termini di consegna.

- Non presentare in nessun caso - o nel caso già consegnato in segreteria ritirare - la richiesta di pagamento tramite modello Rid ma di optare per il pagamento tramite bollettini.

- In nessun caso - alle date di scadenza del pagamento - cioè dopo il 15 settembre - pagare la nuova cifra massima arbitrariamente stabilita ma versare bollettini con la cifra dell'anno scorso incrementata del tasso d'inflazione registrato dall'ISTAT( attualmente 5% c.a.) a meno che per quella data non si sia raggiunto un accordo di equità della cifra da versare, stabilito con i rappresentanti delle duecento commissioni mensa attive in questo gruppo.

- Chiediamo inoltre che Milanoristorazione indichi chiaramente quanti giorni di "eventi eccezionali", elezioni, scioperi, e/o assemblee sindacali ed altro siano da considerarsi compresi nel costo forfettario (l'anno scorso erano 18 giorni, un decimo circa (!) dei giorni mensa) in quanto non più indicato dal contratto che ci chiedono di sottoscrivere (Un Posto a tavola).

Invitiamo tutti i genitori a leggere con attenzione la delibera (allegata) nella quale si esplicita che l'adeguamento - aumento - si basa su un presunto miglioramento del servizio (?) pur ammettendo che la grave carenza dei fondi a disposizione sia dovuto al mancato trasferimento del Fondo Nazionale Politiche Sociali di cui le famiglie sono incolpevoli (soldi da loro già versati con le tasse che pagano).

- Vorremmo far notare la discriminazione di chi ha un unico figlio: i correttivi sono altri (assegni famigliari differenziati) che in questo caso vengono non goduti ma "pagati" due volte!

Vorremmo anche segnalare come sia offensivo quanto dichiarato dal Presidente Carruba a "Il Giorno" che il problema di bilancio - da cui l' aumento delle rette - siano le insolvenze dei genitori:perché dovremmo pagare noi, cittadini solventi anche a costo di sacrifici, l'incapacità del Comune di recuperare i crediti dovuti?

Chiediamo a tutti di firmare la petizione contro gli aumenti all'indirizzo:

http://www.firmiamo.it/noaumenti2009

e per chi volesse scoprire le difficoltà che affrontano da anni le commissioni mensa, o anche solo conoscere la complessità e l'importanza di quelle due ore di didattica-mensa prego di iscriversi al news group delle commissioni mensa di Milano

milano_commissioni_mensa@yahoogroups.com



"Piuttosto che niente, meglio piuttosto"



per i genitori presenti alla riunione: la proroga di consegna dei moduli, diversa da quella siglata in aprile 2009 nei documenti a noi consegnati, sul sito c'è:

peccato che abbiano utilizzato un popup e il 99% di chi usa internet usa un blocca popup, quindi risulta invisibile. Ho già segnalato il problema.

Grazie.

Cristina Selva

avles@tiscali.it

sabato 16 maggio 2009

SCUOLA MALATA GRAVE? ... FORSE C'E' LA MEDICINA!

di Guido Maffioli, Z3KOMIT

All'origine di tutto sembra ci sia un pericoloso virus.
Dopo 9 mesi di alacri ricerche - dicono gli studiosi della società di ricerca medica Z3KOMIT - se ne può essere certi.
E' stato denominato L-Tre-m133 e non fa parte dei gruppi virali noti finora. Assume molteplici forme, dette "articoli", ed ognuna colpisce soggetti differenti. La forma 64 è quella che aggredisce Scuola e Ricerca, i due soggetti oggi malati gravi che hanno manifestato i primi sintomi nello scorso settembre. Dapprima frequenti attacchi di panico poi disturbi della digestione, spesso accompagnati da rush cutanei di colore giallo, quasi sempre molto abbondanti e intensamente colorati.
Gli studi hanno potuto confermare che il virus L-Tre-m133 forma 64 sfrutta almeno 2 organismi vettori molto specifici per aggredire i soggetti. Il primo organismo appartiene al genere Apreas di cui era già comparsa anni addietro la già temibile specie morattiensis. Quella attuale è una specie molto più invasiva, la Apreas gelminiosa di cui ancora non sono compiutamente conosciuti gli effetti. Questo primo vettore per veicolare il virus si avvale di un secondo organismo, gen. Ministerica sp. gelminii (Linneo), un insetto della famiglia dei Culicidi, come le comuni zanzare, ma di una particolare sottofamiglia, quella delle Berlulecchinae, particolarmente insidiose per il pungiglione capace di emettere una specie di inchiostro con cui "firmano" le loro punture. Queste sul corpo dei soggetti più giovani possono arrivare a dimezzarne le capacità (24/40!). E' verosimile che la Apreas gelminiosa abbia sfruttato la Ministerica per veicolare il virus: un fenomeno a varie fasi denominate dagli esperti DL137, L169, etc. che hanno caratterizzato tutti questi mesi.
Il virus ha un comportamento subdolo perché inizialmente l'infezione ha provocato disorientamento nel soggetto Scuola (i pazienti riportavano la sensazione di essere trasportati indietro nel tempo) e depressione nel soggetto Ricerca.
I sintomi gravi però compaiono nei mesi primaverili: sui soggetti malati compaiono delle ferite, come dei "tagli" più o meno profondi. I soggetti già deboli per altri motivi o per precedenti infezioni di virus simili, come Scuola Media Grado 1 o Scuola Superiore o Scuola Primaria a Modulo presentano questi "tagli" in forma molto più estesa.
I soggetti con difese di maggior qualità come Scuola Primaria a Tempo Pieno li mostrano in modo più limitato ma ugualmente subiscono l'effetto più drammatico, un permanente stato confusionale che si esprime in tutta la sua gravità a settembre.
La progressione della malattia potrebbe essere inesorabile: nei mesi primaverili di ogni anno le ferite sono sempre più gravi e la confusione autunnale si aggrava e si accompagna a decadimento, modifica del carattere, emorragie e perdita di memoria fino a paralisi.

Alla Z3KOMIT però sono fiduciosi. Forse saranno in grado a breve di confermare la scoperta: un nuovo farmaco antivirale denominato ANTIGELMINA.

Hanno già annunciato che considerata l'emergenza e la condizione dei soggetti malati rinunceranno ad ogni sfruttamento commerciale della loro scoperta e avvieranno al più presto una prima sperimentazione del farmaco sul paziente Scuola Milano. Il tentativo è previsto per il prossimo 27 maggio alle 15:30 in via Ripamonti.

Il potente vaccino ANTIGELMINA ha l'aspetto di tante sferette gialle (palline da ping pong colorate) su cui è riportato il codice -1 (scritto con pennarello indelebile). Il 27 maggio le sferette dovranno essere raccolte in un'unica confezione gialla (sacco giallo condominiale), meglio se in numero esattamente pari alle ferite presenti sul paziente (Tagli di Scuola Milano), e somministrate in un'unica soluzione direttamente dove si apre l'organo centrale del soggetto, il cosiddetto Atrio di Lupacchino, proprio il punto da cui ben altre palle sono uscite!!!
Gli studiosi della Z3KOMIT sono consapevoli che l'intervento con l'Antigelmina può essere inutile se prima non saranno applicate in abbondanza le speciali "bende gialle" già più volte utilizzate per alleviare i dolori del paziente, ma confidano che la terapia possa dare effetti interessanti, invitando tutti a procurare l'antigelmina e prepararsi alla somministrazione.

CHE COSA SUCCEDE IL 27 MAGGIO?

ABBIAMO DIFESO INSIEME LA SCUOLA PUBBLICA DI CON INTELLIGENZA E CREATIVITA'...



NON ABBIAMO CAMMINATO INSIEME FINO A QUI PER NIENTE...

mercoledì 27 maggio, dalle ore 15.30
OCCUPIAMO
l'Uffico Scolastico Provinciale
PERCHE'?

PERCHE’ la volontà di distruggere la scuola pubblica sta diventando, ogni giorno di più, una realtà.

PERCHEi dirigenti del Ministero e dell’Ufficio Scolastico Provinciale ci aveva dato delle garanzie e ora ci devono dare delle spiegazioni.

PERCHE’ pretendiamo il ritiro dei tagli.

PERCHE’ il Ministero non eroga più fondi per le supplenze e il funzionamento della didattica: i bilanci delle scuole sono in rosso!

PERCHE è ora di dire BASTA e di ripetere forte e chiaro che NOI NON CI STIAMO.

PERCHE’ noi non siamo stanchi… si stancheranno prima loro!


SARA’ UN’OCCUPAZIONE PACIFICA MA DETERMINATA.

CONVOCHEREMO UNA CONFERENZA STAMPA NELL’UFFICO DI LUPACCHINO. SE CI VERRA’ IMPEDITO DI ENTRARE, LA TERREMO DAVANTI ALL’INGRESSO SBARRATO DI UN LUOGO IN CUI SI TROVA NON PIU’ UN INTERLOCUTORE, MA UN MERO ESECUTORE DEL TENTATIVO DI DISTRUGGERE LA NOSTRA SCUOLA.



martedì 21 aprile 2009

La resistenza non finisce mai






20 aprile, ore 17, parchetto del Giuriati.
Fischia il vento e infuria la bufera, nuvole nerissime si rincorrono
promettendo sfracelli vahttp://www.blogger.com/img/blank.gif
Aggiungi immagineri... eppure più di un centinaio di persone
sfidano le intemperie e raggiungono il Giardino della Resistenza che
viene inaugurato dopo il restauro delle lapidi a opera dell'ANPI di
zona 3.
Tre generazioni ( nonni, figli e nipoti ), si ritrovano per impedire
che la memoria possa venire cancellata, che il ricordo di chi ha
combattuto ed è morto per darci una società più libera e giusta possa
continuare a essere di stimolo per andare avanti.
Noi ci siamo con le bandiere della buona scuola e, naturalmente, con
torte e pane e cioccolata per i più piccoli ( e non solo ).
Ci siamo perché difendiamo la scuola pubblica di qualità, la scuola
garantita dalla nostra Costituzione nata dalla Resistenza.
Ci siamo perché la memoria è una parte importante del nostro lavoro
come docenti e come genitori.
Ci siamo perché ci riconosciamo negli occhi lucidi dei " ragazzi "
dell'ANPI che guardano i bambini che cantano Bella Ciao e non sanno
trattenere la commozione.
Fischia il vento e infuria la bufera ma, nonostante questo, è una
bella giornata.

martedì 14 aprile 2009

Il Tetto

Da Arcipelago Milan del 14/4/09o

IL TETTO
13-4-2009 by Viola
Il nuovo fronte delle battaglie ideologiche sulla scuola, che appassionano e ossessionano il ministro Gelmini, è costituito (si direbbe col linguaggio delle patrie battaglie) dalla quota 30. Infatti per salvare la scuola dalle orde barbariche dopo le classi ghetto (inattuabili) e dopo i maestri-spia (impresentabili) il ministro torna alla carica con una magica percentuale: in una classe di qualsiasi ordine di scuola mai ci dovrà essere più del 30% di ragazzi “stranieri”.
Si tratta, con tutta evidenza, di una sciocchezza, eticamente meno riprovevole delle due precedenti, ma ugualmente dannosa e foriera di gravi, inutili complicazioni per le famiglie e gli operatori scolastici. Infatti, stando alle prime indicazioni – ma è ormai chiaro che le disposizioni del MIUR non sono mai definitive, ma soggette a continui ripensamenti e variazioni – la “quota” varrà per tutte le classi, per tutte le scuole, per tutti i gradi di scuola, per tutto il Paese: precisa, tassativa, invalicabile, la quota resisterà ad ogni assalto. Ma dove, puta caso, la quota dovesse venire superata, come certamente avverrà in certe zone (non sempre periferiche) di Milano o in certi ordini di scuola, che si farà mai? Si importeranno ragazzi “italiani”, si esporteranno ragazzi ” stranieri” (non diciamo però, come è stato affermato, che si deporteranno: è un termine decisamente troppo grave e sproporzionato)? Si prenderanno un po’ di liceali e li si iscriveranno d’ufficio in certi istituti professionali (o viceversa) per “diluire” la concentrazione troppo forte di studenti provenienti da altre parti del mondo? O si metteranno i ragazzi “stranieri” in lista d’attesa, ordinando nel contempo ai loro genitori di non fare più figli perché altrimenti le liste d’attesa non si esauriranno mai? Il paradosso può far sorridere, ma dovrebbe servire anche a far riflettere.
L’impatto dell’immigrazione sull’insieme della scuola è certamente notevole e tendenzialmente crescente. I problemi che comporta non sono di immediata e facile soluzione: sarebbe ipocrita e sbagliato nasconderselo e le soluzioni vanno cercate, studiate e applicate con tenacia e coerenza. Ma solo chi legge la realtà con gli occhi dell’ideologia può credere che tali soluzioni possano consistere in misure allo stesso tempo rigide e approssimative; invece le disposizioni devono essere flessibili per adattarsi alle diverse situazioni e ben definite nella loro ispirazione e nella linea di tendenza. Anche rispetto alla composizione delle classi, se invece di pensare con intento punitivo a gabbie contenitive e a quote magiche e invalicabili, si ragionasse in termini concreti, con attenzione alle singole realtà socio-abitative, si potrebbero valorizzare alcuni contenuti positivi delle disposizioni del ministro, come ad esempio la composizione tendenzialmente più omogenea delle classi di una scuola o di scuole di una stessa zona; invece si costringeranno dirigenti e docenti a un frenetico tourbillon per trovare soluzioni e i figli degli immigrati a subire l’umiliante condizione di sgraditi pacchi postali spediti da una scuola all’altra.
Invece ciò che in ultima istanza serve per tutti - italiani, stranieri di prima e seconda generazione, ecc. – è un ben diverso approccio pedagogico e didattico, che rispetti le diverse culture e ne valorizzi gli apporti positivi e utilizzi nuovi strumenti e competenze, soprattutto nell’ambito dell’insegnamento linguistico. Gli esempi positivi nella scuola milanese non mancano di certo: in molte scuole elementari e medie ottimi insegnanti hanno sviluppato un’attività d’integrazione culturale di notevole valore; in alcune secondarie superiori, come ad esempio il Bertarelli e altri istituti professionali, la presenza massiccia di studenti di provenienza linguistica diversa dall’italiano ha fatto crescere la consapevolezza di dover e poter coniugare una nuova formazione linguistica con una pedagogia interculturale. In queste scuole risulta chiaro che lo studio della lingua non è un momento di potenziale discriminazione, ma è lo strumento di socializzazione e di cittadinanza più alto. Si tratta di esempi molto positivi, messi in atto, nonostante la scarsità di risorse, grazie a un approccio non fondato sull’astratta percentuale di ragazzi che non hanno il passaporto italiano, ma sulla concreta e corretta analisi della situazione data.
Vincenzo Viola

l'articolo sul sito di Arcipelago Milano

mercoledì 8 aprile 2009

Centrale, torneo di calcetto anti Gelmini

Per leggere l'articolo pubblicato oggi su Repubblica online cliccate sopra l'immagine:



Il link all'articolo

La scuola delle iniquità

Un articolo di Roger Abravanel, pubblicato sul Corriere della Sera di oggi

I test PISA dimostrano che il Sud è al livello della Thailandia, ma a pochi sembra importare

L'emergenza educativa della scuola italiana è sotto gli occhi di tutti, ma pochi sembrano preoccuparsene. La scuola italiana è spaventosamente iniqua come testimoniano i test PISA che evidenziano un gap spaventoso tra Sud e Nord. Le ricerche dell'OCSE sulle «competenze della vita» che si dovrebbero imparare a scuola (per esempio la capacità di comprendere e interpretare ciò che si legge sui giornali) dicono che solo il 20% degli italiani è al livello 3 (quello considerato accettabile in una società moderna) contro percentuali triple degli altri Paesi sviluppati. Senza tali competenze un Paese non progredisce e non nasce la coscienza civile. Il dibattito degli ultimi mesi sulla scuola si è concentrato interamente sulle risorse e non su come migliorare il livello della qualità dell’insegnamento.

Eppure cosa fare è abbastanza chiaro: basta osservare ciò che ha fatto l’Inghilterra negli ultimi 10 anni. Le leve da utilizzare sono quattro. La prima è la possibilità di avere esami nazionali e test standard che possano misurare obbiettivamente gli apprendimenti degli studenti in modo da rendere trasparente e responsabile la qualità dell'insegnamento che è l'unica vera variabile che conta, come dimostrano alcuni studi quali «how the best schooling systems come on top» («come si spiega la eccellenza dei migliori sistemi educativi») della Mckinsey. Ebbene noi siamo uno dei pochi Paesi sviluppati dove tali esami e test standard non esistono e la valutazione degli apprendimenti è lasciata unicamente alle scuole con criteri spaventosamente soggettivi (i PISA del Sud sono a livello dell’Uruguay e della Tailandia ma i voti degli insegnanti sono buoni, a livello di quelli del Nord). L'Invalsi, la struttura che dovrebbe concepire questi test sta faticosamente tentando di uscire dal commissariamento. Secondo, è essenziale la capacità di formare la maggioranza degli insegnanti sulla didattica, fornendo loro un feedback sulle loro esigenze di miglioramento e l'accesso «sul campo» ai colleghi migliori.

Da noi questa possibilità praticamente non esiste anche perché molti insegnanti non accettano aiuti sulla qualità della loro didattica da altri insegnanti migliori di loro. L'organo preposto a tale fine, l'Anasa sta anche esso tentando di uscire anche esso dal commissariamento e di ristrutturarsi. Terzo è necessaria una classe eccellente di ispettori che, in maniera indipendente, visitino le scuole periodicamente per rendersi conto della qualità e definiscano con i presidi i programmi di miglioramento e li controllino. In Inghilterra ci sono 1500 «ispettori di Sua Maestà» e in Francia 3000 ispettori del Ministero. Da noi sono solo 300 e non possono più ispezionare ma intervenire solo nei casi più gravi soprattutto quelli di tipo disciplinare. Quarto è essenziale rifondare la selezione degli insegnanti: in Finlandia e a Singapore dove ci sono le migliori scuole del mondo, gli insegnanti vengono scelti tra il 5% dei migliori laureati. Da noi passeranno 10 anni tra l'ultimo e il prossimo concorso che vedrà comunque una massiccia assunzione di «precari» e la creazione di uno spaventoso gap generazionale tra insegnanti. In conseguenza di tutto ciò, il sano principio della «autonomia della scuola» è una chimera: un preside non ha alcun potere nei confronti degli insegnanti e nessuna responsabilità perché non si può valutare obiettivamente la qualità dell’insegnamento nella sua scuola. Comunque, i finanziamenti pubblici arrivano indipendentemente dai risultati. Recuperare terreno è possibile ma le riforme della istruzione pubblica sono le più difficili. Le opposizioni sono enormi e di solito provengono in gran parte dai sindacati degli insegnanti che resistono a qualunque tentativo di misurazione obbiettiva della qualità dell’insegnamento e di inserimento di meccanismi di premi e punizioni. Eppure alcune riforme hanno avuto successo, come per esempio quella di Tony Blair che aveva come obbiettivi del proprio governo «education, education, education». Blair è riuscito a vincere le enormi resistenze perché aveva l'appoggio dei cittadini inglesi, soprattutto dei genitori degli studenti, stanchi di vedere il declino della qualità del proprio sistema educativo. In Europa la sensibilità dei cittadini sulla qualità della scuola sta crescendo: quando gli ultimi risultati PISA sono stati pubblicati sulla stampa, le mamme tedesche hanno iniziato a telefonare in Finlandia per capire le cause del gap con la Germania e il sito in francese dell’OCSE ha oscurato i mediocri risultati della Francia per timore di tensioni sociali.

Da noi invece questa coscienza civile è spaventosamente assente. Manca all'appello proprio la maggioranza degli italiani, quelli delle fasce sociali meno privilegiate che perdono le opportunità che la scuola offre ai loro figli di avere un futuro migliore del loro e la mettono all’ultimo posto tra le priorità. La preoccupazione principale è invece che i figli possano stare a scuola anche il pomeriggio e abbiano buoni voti, anche se questi ultimi non riflettono le reali capacità degli studenti. Quando l'attuale governo ha affrontato il problema degli sprechi della scuola, milioni di genitori hanno protestato contro il rischio di vedere sottrarre risorse con un danno alla «qualità». Ma, purtroppo, questa qualità, come abbiamo visto, oggi non è misurabile obbiettivamente data l'assenza di sistemi moderni di valutazione degli apprendimenti degli studenti. Nei Paesi come l'Inghilterra, che hanno affrontato seriamente le riforme dell’insegnamento, si è invece passati da una mentalità che dice «qui non funziona nulla, ma dateci le risorse e se abbiamo fortuna miglioreremo» a «le risorse arriveranno se ce le meritiamo, dimostrando che possiamo migliorare con misure obbiettive e trasparenti». Pochi peraltro sanno che non riusciamo a spendere tre miliardi di euro della UE a nostra disposizione per migliorare l’insegnamento soprattutto al Sud. Se gli italiani prenderanno coscienza dell’importanza di una scuola equa e di qualità, troveranno un potente alleato: una buona parte degli 800.000 insegnanti italiani che sono frustrati dalla mancanza di merito e dal declino della propria professione. Allora forse la politica si muoverà con il coraggio e l'impegno necessario.

Roger Abravanel
08 aprile 2009

il link all'articolo sul sito del Corriere

martedì 7 aprile 2009

Stangata sulle mense scolastiche: al via la protesta delle famiglie

Per leggere l'articolo pubblicato oggi su Repubblica online cliccate sopra l'immagine:



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